IL CONTESTO PROVINCIALE
Caratteristiche oroidrografiche e paesaggio
La provincia di Sondrio è formata da due ampie valli: la
Valle dell'Adda, culminante nel Passo dello Stelvio, e la Valle della
Mera, culminante nei Passi Spluga e Maloja. Ad esse va aggiunta la
Valle di Livigno, territorio extra-doganale.
Tutto il territorio provinciale (3212 kmq) è montuoso,
situandosi tra i 250 m slm di Morbegno e gli oltre 4000 m del Bernina.
Naturalisticamente salienti sono l'oasi lacustre del Pian di Spagna
(alla confluenza di Adda e Mera con il confinente Lago di Como), il
Parco Nazionale dello Stelvio, il Parco Regionale delle Orobie e le
valli di maggior rilievo alpinistico (Valmalenco e Valmasino). La
provincia segna il confine italiano con la Svizzera per il tratto delle
Alpi centrali; ad Est incontra il Trentino e a Sud le province di Como,
Lecco, Bergamo e Brescia.
Il paesaggio e gli insediamenti abitativi offrono quadri molto vari.
L'ampio fondovalle, dominato dal prato, dai nuclei abitati e da imprese
artigiane, si fa via via più stretto risalendo verso i Passi
maggiori: dalla vasta piana di Morbegno si passa ai vigneti terrazzati
a mezza costa del versante retico per finire poi nel paesaggio
tipicamente alpino del Bormiese; il versante orobico è
invece caratterizzato da fitti boschi, interrotti qua e là
dalle oasi dei maggenghi e degli alpeggi; il Chiavennese mostra pendici
più ripide e rocciose, che nascondono i cosiddetti "crotti",
cunicoli che fungono da cantine naturali.
Popolazione e
attività produttive
Secondo il Bollettino di Statistica del gennaio 1999, la popolazione
provinciale ammontava allora a 177.126 abitanti, 172 in meno rispetto
all'anno precedente. Un'altra fonte da cui traiamo dati demografici (e,
più avanti, sugli aspetti socio-culturali) è il
Rapporto 1999 sulla qualità della vita in Italia, curato da
esperti di statistica e pubblicato da "Italia Oggi".
Il lavoro è basato su dati Istat, indagini proprie e dati
dell'Istituto Tagliacarne, l'istituto di statistica delle Camere di
Commercio italiane. In questo Rapporto, le 103 province italiane sono
classificate secondo otto Dimensioni ( Ambiente,
Criminalità, Disagio sociale, Lavoro e affari, Popolazione,
Servizi, tempo libero, Tenore di vita), ciascuna definita da diversi
indicatori. La posizione nelle diverse graduatorie è
collegata ad un "voto" entro una scala di cinque livelli di
qualità: 5, Eccellente - 4, Buona - 3, Accettabile - 2,
Scarsa - 1, Insufficiente. Nella graduatoria generale, sintesi delle
otto dimensioni, la provincia di Sondrio si trova al 13° posto,
con voto 5, ossia nel gruppo di 21 province del livello Eccellente.
Riguardo alla Popolazione, la nostra provincia si trova al 48°
posto (livello 3): la densità demografica è tra
le più basse d'Italia (55 ab./kmq), ma il numero medio di
componenti per famiglia è ridotto (2,56; 66° posto)
e il saldo tra nascite e morti è negativo (9,52 contro
10,27).
I dati sotto riportati, riguardanti le attività produttive
provinciali, sono tratti dalla Relazione economica della provincia di
Sondrio anno 1998, pubblicata dalla Camera di Commercio nel luglio
1999.
Al 31.12.'98 le imprese attive registrate presso la CCIAA erano 15.433
(88 in meno rispetto al '97), di cui 4425 del comparto agricoltura e
allevamento (calo del 4% dal '97), 1790 relative alle
attività manifatturiere e 2076 alle costruzioni. Questi
comparti, insieme al commercio e alle attività alberghiere e
di ristorazione, sono i più diffusi e stabili in provincia.
Analizziamo ora i settori manifatturiero e delle costruzioni.
Le industrie manifatturiere più diffuse sono quelle
meccanica, metalmeccanica, elettrotecnica ed elettronica, che ammontano
a 589 ditte, per lo più con caratteristiche artigianali e
piccola dimensione occupazionale, ma tutte con impianti d'avanguardia e
alcune con produzioni particolari specializzate. Seguono le ditte di
lavorazione del legno: 338 laboratori di falegnameria e 147 di
produzione mobili. Le attività di produzione alimentare sono
340 (acque minerali, conserve, forneria, insaccati), quelle tessili e
dell'abbigliamento 133. Gli ambiti delle rimanenti industrie sono
chimica, produzione carta e plastica, stampa (47 tipografie).
Le imprese connesse alle costruzioni, come si è detto,
erano, a fine '98, 2076 (38 in più rispetto al '97), di cui
1772 dichiaratamente artigiane. E' un settore importante dell'economia
provinciale, sia in termini occupazionali che per reddito prodotto.
Anche se negli ultimi anni si sono ridotte le nuove costruzioni di
ampia volumetria (comprese le seconde case nei centri turistici), per
cui le grosse edili locali devono trovare opportunità fuori
provincia, è però vero che sono aumentate
recentemente le concessioni edilizie per ampliamenti e per recuperi e
ristrutturazioni. Inoltre occorre considerare che il notevole
patrimonio immobiliare esistente in provincia consentirà,
soprattutto alle piccole imprese artigiane, un non trascurabile lavoro
di manutenzione e ammodernamento.
Ci si è soffermati prevalentemente su questi due comparti
data la loro maggiore pertinenza con l'indirizzo del nostro istituto.
E' ovvio che altri comparti, come il credito, i servizi informatici o
il turismo hanno grande peso in sé e incidenza sui comparti
detti, ma non è questa la sede per analizzare tali complessi
aspetti.
A conclusione di questo paragrafo economico si può
menzionare il 12° posto attribuito alla provincia di Sondrio
dal citato Rapporto 1999 sulla qualità della vita in Italia,
nella dimensione "Lavoro e affari"; nella dimensione "Tenore di vita"
la nostra provincia va al 30° posto, attestandosi su un reddito
pro-capite di 23.600.000 lire. Un'analisi del riparto percentuale del
reddito provinciale è invece fornita dalla citata Relazione
economica della provincia di Sondrio anno 1998, secondo cui il comparto
agricolo concorre a formare il 2,3% del reddito provinciale, quello
industriale e artigianale il 36,5% e quello del terziario il restante
61,2%.
Aspetti sociali e culturali
Per descrivere questi aspetti seguiamo ancora prevalentemente il
Rapporto 1999 sulla qualità della vita in Italia, che, pur
rielaborando informazioni raccolte sul nostro territorio, offre il
vantaggio di un punto di vista esterno in un quadro comparato a livello
nazionale. Le dimensioni considerate dipingono un quadro con luci ed
ombre, comunque meno positivo di quello economico.
Si parte dalle buone posizioni di "Ambiente" (8°posto),
"Criminalità" (11°posto) e "Servizi"
(20°posto, grazie soprattutto ad un'alta presenza di alberghi e
di servizi bancari innovativi e ai 33,3 mq di ipermercati ogni 100
famiglie), per scendere al 51° posto nella sezione "Tempo
libero", con postazioni sempre più basse alle voci "Spesa
media per teatro e musica", "Numero di librerie ogni 100mila
abitanti"(5,6) e "Numero di associazioni culturali". Questo dato
è compensato in parte dal crescente numero di associazioni
di volontariato registrate in questi ultimi anni dall'Agenzia
provinciale di Consulenza per il Volontariato (SoLeVol). Ma l'ambito in
cui la nostra provincia tocca letteralmente il fondo (sempre stando a
questo Rapporto), è quello del "Disagio sociale"; l'ultimo
posto (103°) deriva non solo dal noto alto tasso di suicidi e
tentati suicidi e dal crescente numero di separazioni legali, ma anche
- ed è questo il dato più rilevante ai fini del
nostro lavoro - dall'alto numero di minori denunciati ogni 100mila
abitanti (64,8).
Interazione scuola-territorio
Riguardo agli aspetti socio-culturali più urgenti, il mondo
della scuola - dunque anche il nostro Istituto - non deve limitarsi ad
una presa d'atto della situazione (qui peraltro solo indicativamente
descritta, in base alla fonte scelta), ma farsene la sua parte di
carico insieme agli organismi (preposti a osservare, monitorare,
registrare…) che già esistono (anche
istituzionali, all'interno di Comuni, Provincia, Provveditorato,
Distretto, ASL-Sert, Forze dell'ordine…) e tra i quali -
insieme con scuola, famiglie e associazioni giovanili - si deve
incrementare il lavoro comune. Questo per evitare che lo shock
derivante dal crollo del mito "Valtellina isola felice", impermeabile a
certi fenomeni, induca scoraggiamento, e quindi disfattismo e "resa",
in coloro che si trovano a fronteggiarli sentendosi isolati (e questo
spesso capita a famiglia e scuola). Un'altra fondamentale indicazione
positiva da aver presente è la consapevolezza
dell'importanza del ruolo di prevenzione che la scuola può
ricoprire proprio svolgendo al meglio i suoi compiti educativi e
formativi, senza dunque rinnegare la vocazione propria dell'Istituto
alla preparazione professionale, ma anzi nel solco di una tradizione di
risposta ai bisogni e ai problemi -ora mutati- del territorio.
L'I.P.S.I.A. "Fossati" nacque infatti negli anni Cinquanta per
interessamento delle associazioni di categoria artigianali, industriali
e commerciali, con la finalità di formare manodopera
qualificata per il bacino d'utenza provinciale. L'Istituto ha svolto
per molti anni, prima come istituzione autonoma, poi come scuola
statale, la funzione di polo di riferimento nell'istruzione
professionale nella nostra provincia, anche grazie alle sedi distaccate
nate successivamente di Tirano, Morbegno e Chiavenna, e con le diverse
sezioni di qualifica nei settori sarta e stilista di moda, ebanista,
tornitore, fresatore, idraulico, muratore, elettricista, riparatore
radio-TV, apparecchiatore elettronico. Successivamente, negli anni
ottanta, prevalendo l'orientamento verso il decentramento scolastico,
le sedi staccate divennero autonome e l'Istituto restò
circoscritto alla sede di Sondrio, con le sole qualifiche di sarta,
stilista di moda, elettrico, elettronico e idraulico.
L'iniziale radicamento dell'Istituto nel tessuto socio-economico locale
è stato superato nel tempo dall'apertura verso ambiti
territoriali più ampi: l'area geografica di provenienza
degli alunni si è ampliata (comprendendo le zone limitrofe
dell'Alto Lario, della Valsassina e della Valcamonica); inoltre gli
alunni hanno sempre più trovato lavoro nelle zone
industriali della Lombardia (specie i qualificati del settore
elettronico e i diplomati nel biennio post-qualifica) e in Svizzera
(specie i qualificati del settore elettrico e idraulico).
Dal '95 l'introduzione della riforma del "Progetto 92" ha comportato
una profonda ristrutturazione dei percorsi formativi dei diversi
indirizzi, con l'inserimento di discipline nuove e con un nuovo
equilibrio orario nel piano di studio delle diverse materie. A seguito
di questi cambiamenti, alcuni corsi si sono estinti ed altri si sono
consolidati offrendo opportunità più; consone con
le esigenze del mondo del lavoro.